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The Science behind Lithium Disilicate; A Metal-Free Alternative
Carenza di ferro? Ci vuole l'odontoiatra!
Svelato il legame fra diabete e infiammazione delle gengive
L'efficacia di un nuovo spazzolino da denti progettato per l'igiene dei denti sensibili
Sleep-Disordered Breathing and Hypertension
Odontoiatria LOW COST: in Austria chiudono 400 studi convenzionati con la catena MC Zahn
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The Science Behind Lithium Disilicate: A Metal-Free Alternative
Written by George W. Tysowsky, DDS, MPH Sunday, 01 March 2009 00:00
Dentists and laboratory technicians
today require materials that offer outstanding aesthetics, high
strength, and efficient productivity. Historically, dentistry also has
always been faced with the challenge of finding ways to combine 2
incompatible materials in a synergistic way, whether that combination is
metal with metal-ceramic or zirconia with zirconia layering ceramic.
Simultaneously, dental practices and dental laboratories are
increasingly seeking ways to realize the wonderful op-portunities
presented by CAD/CAM and digital fabrication techniques that offer the
benefits of consistency in the production of a restoration and expanded
material options. To satisfy these requirements, lithium disilicate
glass ceramic represents a unique material choice available to both
doctors and laboratories. What’s more, lithium disilicate has the
present and future potential to provide new options for improving
patient care.
WHAT IS LITHIUM DISILICATE?
Glass ceramics are categorized according to their major crystalline structure and/or application.2 Lithium disilicate is among the best known and most widely used types of glass ceramics. IPS e.max (Ivoclar Vivadent) lithium disilicate, for example, is composed of quartz, lithium dioxide, phosphor oxide, alumina, potassium oxide, and other components (Figure 1). Overall, this composition yields a highly thermal shock resistant glass ceramic due to the low thermal expansion that results when it is processed. This type of resistant glass ceramic can be processed using either well-known lost-wax hot pressing techniques or state-of-the-art CAD/CAM milling procedures.
The pressable lithium disilicate (IPS
e.max Press [Ivoclar Vivadent])) is produced according to a unique bulk
casting production process in order to create the ingots. This involves
a continuous manufacturing process based on glass technology (melting,
cooling, simultaneous nucleation of 2 different crystals, and growth of
crystals) that is constantly optimized in order to prevent the formation
of defects (eg, pores, pigments). The microstructure of the pressable
lithium disilicate material consists of approximately 70% needle-like
lithium disilicate crystals that are embedded in a glassy matrix. These
crystals measure approximately 3 to 6 µm in length.
Table 1. Properties of IPS e.max Press.
Table 2. Properties of IPS e.max CAD.
PHYSICAL AND CLINICAL PROPERTIES OF LITHIUM DISILICATE In vitro testing has included mechanical testing of strength using static load with a universal testing machine, subcritical eccentric loading using a chewing simulator (Willytec), and a long-time cyclic loading with a chewing simulator (eGo). The results of these tests demonstrate that:
The pressable lithium disilicate material is indicated for inlays, onlays, thin veneers, veneers, partial crowns, anterior and posterior crowns, 3-unit anterior bridges, 3-unit premolar bridges, telescope primary crowns, and implant restorations.3-5 In some cases, minimal tooth preparation is desired (eg, thin veneers), and lithium disilicate (IPS e.max [Ivoclar Vivadent]) enables laboratories to press restorations as thin as 0.3 mm while still ensuring a strength of 400 MPa. If sufficient space is available (eg, retrusion of a tooth), no preparation is required.
Indications for the machinable
lithium disilicate material are inlays, onlays, veneers, partial crowns,
anterior and posterior crowns, telescope primary crowns, and implant
restorations (Figures 3 and 4). For a posterior crown fabricated to full
contour using CAD methods, lithium disilicate offers 360 MPa of strength
through the entire restoration. As a result, restorations demonstrate a
“monolithic” strength unlike any other metal or metal-free restoration. Conclusion
Lithium disilicate is emerging as a
restorative material of choice for single unit indirect restorations.
Lithium disilicate increasingly is being integrated into the North
American and Western European dental practices. Not only is lithium
disilicate strong, but it is very versatile and lifelike. It comes in
many translucencies and can be layered to maximize aesthetics in select
cases. The disilicate materials (IPS e.max Press and IPS e.max CAD)
maximize these benefits for laboratories and dentists. References
[da http://www.dentistrytoday.com]
Carenza di ferro? Ci vuole l'odontoiatra!
Esiste un’anemia che si combatte sottoponendosi al trattamento parodontale. Suona “strano”? Eppure è vero, anche se con un distinguo: quella che l’odontoiatra può curare è la cosiddetta anemia da malattie croniche quando legata alla presenza di malattia parodontale. Un gruppo di ricercatori indiani ha infatti recentemente dimostrato non solo che chi soffre di malattia parodontale ha un rischio superiore di sviluppare anemia, ma anche che questa carenza può essere curata su una poltrona odontoiatrica esattamente con gli stessi strumenti utili per il parodonto: il trattamento parodontale non chirurgico. “L’anemia da malattie croniche è una condizione che si può verificare in presenza di infezioni e infiammazioni croniche, tumori, malattie autoimmuni ed epatopatie, e che altera i valori ematologici nonostante la presenza nell’organismo di scorte di ferro e vitamine” descrive Avani Rangaraju Pradeep, docente presso il Dipartimento di parodontologia del Government Dental College and Research Institute di Bangalore, in India. “Per capire innanzitutto se questo tipo di anemia sia legata anche all’infiammazione cronica del parodonto, abbiamo prelevato campioni di sangue da 187 pazienti affetti da malattia parodontale cronica rilevando che ben il 33,6% di essi, e precisamente 37 uomini e 26 donne, presentavano concentrazioni di emoglobina inferiori alla norma. Poiché nessuno di essi soffriva per altre patologie a cui lo stato anemico potesse essere ascritto, è possibile concludere che l’infiammazione cronica del parodonto può comportare lo sviluppo di anemia; inoltre, poiché i valori del volume corpuscolare medio erano nella norma, possiamo confermare che non vi era carenza di ferro né di vitamine e che dunque la condizione può essere classificata come anemia da malattie croniche”. Lo studio, in via di pubblicazione sul Journal of Periodontology, riporta inoltre una seconda parte della sperimentazione volta a capire se il trattamento parodontale possa curare, oltre ai tessuti orali, anche lo stato anemico. “Abbiamo poi sottoposto a trattamento parodontale non chirurgico 60 pazienti anemici a cui successivamente abbiamo prelevato campioni di sangue, dopo 3 e dopo 6 mesi” prosegue Pradeep; “i risultati dicono che, a 6 mesi dal trattamento, tutti i pazienti presentavano un miglioramento nei valori della concentrazione di emoglobina, del numero di eritrociti e del tasso di sedimentazione eritrocitaria, e quindi un miglioramento globale rispetto allo stato anemico iniziale; è utile all’odontoiatra sapere inoltre che il miglioramento più marcato è ottenuto dalle pazienti donne”. Si pensa che l’anemia legata alla malattia parodontale cronica, spiegano gli autori nelle pagine dello studio, sia causata dal fatto che l’infiammazione del parodonto porti a una sovraregolazione delle citochine proinfiammatorie. “I processi infiammatori, così come la presenza di cellule tumorali o di una reazione autoimmune, attivano il sistema immunitario e la produzione di citochine, in particolare il fattore di necrosi tumorale alfa, l’interleuchina-1 e l’interleuchina-6; sono proprio queste citochine proinfiammatorie a deprimere la produzione di eritropoietina e portare allo sviluppo di uno stato anemico” conclude Pradeep. “Come altre infiammazioni croniche, dunque, anche la malattia parodontale comporta un reale rischio di anemia che può, però, essere ridotto attraverso le cure odontoiatriche: abbiamo provato infatti che il trattamento parodontale non chirurgico comporta un miglioramento dello stato anemico più visibile a 6 mesi che a 3 mesi, e che quindi progredisce nel tempo”.
[fonte dall'articolo di Debora Bellinzani su odontoconsult.
Svelato il legame fra diabete e infiammazione
delle gengive [Fonte - Simpson TC, Needleman I, Wild SH, Moles DR, Mills EJ, Treatment of periodontal disease for glycaemic control in people with diabetes su Cochrane Reviews]
L'efficacia di un nuovo spazzolino da denti progettato per l'igiene dei denti sensibili
Una curvatura particolare, setole più alte di altre, e strutture molto
morbide: anche se l’aspetto non è poi così differente dal normale,
esiste uno spazzolino con queste caratteristiche specificamente
disegnato per l’igiene dei denti sensibili. Ed è, soprattutto, uno
strumento che funziona: uno studio pubblicato recentemente dalla rivista
Compendium of Continuing Education in Dentistry ne ha testato
l’efficacia, scoprendo che l’uso di uno spazzolino specifico può
veramente ridurre la sensibilità dentinale.
“The efficacy of a newly designed toothbrush
to decrease tooth sensitivity”
Sleep-Disordered Breathing and Hypertension
In most cases, hypertension likely results from a complex interplay of various factors. Sleep-disordered breathing (SDB) — in particular, obstructive sleep apnea — is associated with hypertension. To determine whether this association is mediated by obesity, researchers examined data from a multicenter prospective cohort study of SDB and cardiovascular disease; baseline data from this study were published previously (JW Cardiol Jun 2 2000). Nearly 2500 people (mean age, 60) without histories of hypertension or treatment for SDB underwent overnight polysomnography (with calculation of the apnea-hypopnea index) at baseline. During 5 years of follow-up, about 25% of participants developed hypertension. In a multivariate analysis adjusted for age, sex, and race, a significant "dose–response" relation was noted between baseline apnea-hypopnea index and development of hypertension. But when the analysis also was adjusted for body-mass index, the statistically significant relation disappeared. Even the association between the most severe degree of SDB (apnea-hypopnea index ?30) and incident hypertension did not quite reach significance (odds ratio, 1.5; 95% confidence interval, 0.93–2.47) after adjustment for BMI. Comment: This study suggests that much of the association between SDB and hypertension is mediated by obesity. In one previously published longitudinal study in which researchers examined this topic, adjustment for obesity attenuated — but did not eliminate — this association (JW Gen Med Jun 2 2000). However, the previous study involved much younger subjects (mean age, 47) and differed from the current one in several other respects. The bottom line: Although SDB occasionally might be the primary cause of hypertension, in most cases, hypertension likely results from a complex interplay of various factors. — Allan S. Brett, MD Published in Journal Watch General Medicine July 7, 2009 Citation(s): O’Connor GT et al. Prospective study of sleep-disordered breathing and hypertension: The Sleep Heart Health Study. Am J Respir Crit Care Med 2009 Jun 15; 179:1159. * Original article (Subscription may be required) * Medline abstract (Free)
ODONTOIATRIA LOW COST: IN AUSTRIA CHIUDONO 400 STUDI CONVENZIONATI DELLA CATENA MC ZAHN
Mc Zahn non sarebbe del tutto innocente. Il pubblico ministero del Wuppertal così afferma a proposito del sospetto contro Mc Zahn di truffa e falsificazione di certificati.: "Mc Zahn è stata accusata di aver sottoposto certificati falsi provenienti dalla Cina alle casse mutue. Il danno si aggirerebbe intorno agli 860.000 Euro". Mc Zahn voleva in origine costruire 450 filiali in Germania, nelle quali l'elemento di protesi doveva essere fornito a tariffa zero. La protesi avrebbe dovuto essere prodotta in Cina. A causa del costo di produzione conveniente, la tariffa per il paziente avrebbe dovuto essere gratuita (grazie al rimborso cure statale).L'obiettivo non è stato raggiunto. Cosa possiamo imparare da tutto ciò? Il risparmio a tutti i costi non è sempre desiderabile.
LE APNEE DIURNE POSSONO PREDIRE LA MORTALITA’ Rappresentano uno dei maggiori fattori di rischio di mortalità per cause cardiologiche
Un tasso di mortalità pari al 41% in pazienti sofferenti di scompenso cardiaco e che presentano apnee diurne, contro il 26% nei pazienti con respirazione normale. E’ questo il risultato di uno studio prospettico su larga scala, pubblicato sul European Journal of Heart Failure, svolto da un team di clinici e ricercatori dell’IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri -Istituto Scientifico di Montescano, volto a stabilire quanto gli episodi diurni di apnee, che si verificano a riposo in posizione supina, possano influire sulla prognosi dei pazienti con scompenso cardiaco. Un monitoraggio breve (10 minuti) diurno della respirazione potrebbe, dunque, rappresentare un metodo utile ed economicamente sostenibile per selezionare i pazienti che necessitano indagini più complesse e non sempre disponibili come l’esame polisonnografico. Lo studio, cui hanno collaborato anche il Dipartimento di Cardiologia del Policlinico di Monza e la Cardiovascular Medicine del John Radcliffe Hospital dell’Università di Oxford, dimostra come tali alterazioni respiratorie diurne rappresentino uno dei fattori di rischio di mortalità per cause cardiologiche, indipendentemente da altre variabili cliniche e funzionali. Questa osservazione potrebbe avere importanti implicazioni pratiche per i trial clinici che esplorano nuovi trattamenti per lo scompenso cardiaco. Il campione selezionato era di 380 pazienti con scompenso cardiaco di varia eziologia, sui quali è stata eseguita una registrazione diurna del respiro della durata di 10 minuti, in posizione supina. I casi in cui si è osservata una alterazione respiratoria diurna sono stati 145 (38% sul totale dei soggetti studiati). Questi pazienti, prevalentemente maschi, presentavano una cardiopatia più grave (classe NYHA più alta), battito cardiaco più veloce, funzione ventricolare sinistra e parametri ematochimici più fortemente compromessi e un aumento significativo delle aritmie ventricolari. Un periodo di follow-up medio di 41 mesi ha messo in evidenza una relazione tra la presenza di tali alterazioni e la mortalità per cause cardiache. Le alterazioni respiratorie di tipo apneico o ipoapneico sono state quindi predittive di morte, con un rischio doppio rispetto ad un respiro normale, indipendentemente dai più importanti fattori di rischio in questi pazienti, quali la Classe NYHA (New York Heart Association - classificazione che identifica lo stato clinico e la prognosi dei pazienti con insufficienza cardiaca), la frazione di eiezione (indicatore clinico della funzione sistolica ventricolare sinistra), le dimensioni del cuore, la pressione arteriosa sistolica, il trattamento con farmaci beta-bloccanti, il picco di VO2 (consumo di ossigeno durante sforzo) e la funzione renale. Mentre la modalità tradizionale di registrazione di più parametri fisiologici durante la notte (polisonnografia) è costosa, tecnicamente impegnativa e di conseguenza non può essere utilizzata come screening dell’ampia popolazione di pazienti con scompenso cardiaco, ottenere informazioni dalla registrazione diurna del respiro attraverso un esame di 10 minuti potrebbe essere molto più facilmente praticabile e consentirebbe di essere introdotta in studi multicentrici per la terapia dello scompenso cardiaco. [da sanitanews.com]
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| Ultimo aggiornamento: 08 dicembre 2012 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||